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Incontro con... |
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| GIANCARLO LIVRAGHI |
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Comunicare in rete?
Una questione di buon senso |
| Perché molte imprese hanno
ancora così tanta diffidenza ad investire sul web? E perché
non riescono a comprendere l'importanza dei contenuti nel realizzare
il loro sito? E ancora. Ci sono nicchie di mercato da scoprire su
internet? Queste sono alcune delle domande che abbiamo rivolto ad
uno dei maggiori esperti italiani di internet. E' autore di numerosi
saggi di marketing e comunicazione, alcuni dei quali possono essere
consultati direttamente in rete nel suo sito Gandalf. Ecco quali sono
i suoi suggerimenti... |
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- Sia che si tratti del sito o di pubblicità esiste ancora
molta diffidenza tra le PMI nell'effettuare investimenti on line. Secondo
lei da cosa dipende?
Hanno molte e buone ragioni per essere diffidenti. Sono passati quasi dieci
anni da quando si è cominciato a fare troppo enfatico rumore intorno
allinternet, a promettere limpossibile, a proporre soluzioni
frettolose, improvvisate e inefficienti. Laccumulo di panzane e di
fallimenti ha creato una tale confusione che è difficile orientarsi
verso un uso consapevole, efficiente e utile della rete. Un altro fattore
deviante è stata lesagerata e ossessiva promozione dellinternet
come "mezzo pubblicitario", quando questa non è lunica,
né la principale, funzione della rete per le imprese in generale
e in particolare per le PMI. Si è anche tentato, troppo spesso,
di imporre le scelte per paura. Invece di cercare di capire quali soluzioni
potevano essere utili alle imprese, si è voluto "convertirle"
alluso della rete (o, più in generale, di tecnologie dellinformazione
e della comunicazione) insistendo troppo spesso su unoscura minaccia,
banale quanto perversa: «se non lo fate non potrete sopravvivere».
Unindiscriminata e generica paura è il modo peggiore per fare
qualsiasi scelta e prendere qualsiasi decisione. La proliferazione di soluzioni
inutili o sbagliate ha portato a uninfinità di delusioni. Era
inevitabile che ne nascessero diffuse perplessità e diffidenze. Liberarsi
da una così profonda ed epidemica intossicazione non è facile.
Ma è la premessa necessaria per poter fare qualcosa di utile e costruttivo.
- Perché spesso le tecnologie non sono impiegate nel modo più
utile ed efficiente?
Si è fatto credere che investimenti in macchine e software, spesso
inutili o molto più complessi e costosi del necessario, fossero indispensabili,
e che bastassero le tecnologie per risolvere miracolosamente tutti i problemi.
Non solo è inutile, ma può essere dannosa, uneccessiva
(e prematura) attenzione alle risorse tecniche rispetto alle risorse umane
e ad una efficace definizione di strategie, obiettivi e processi. Le imprese
si trovano in bilico fra due rischi. Cadere nella trappola di tecnologie
inefficienti o male applicate oppure in una diffidenza eccessiva
che le porta a rinunciare a soluzioni utili ed efficaci. Una forte dose
di buon senso è la risorsa fondamentale per mantenere lequilibrio
e trovare la strada giusta.
- Oltre a questi, ci sono anche altri motivi di disagio e diffidenza?
Agli errori di impostazione e di metodo si sono aggiunti altri malanni.
Come la mostruosa proliferazione di spam, di invasività e di attività
truffaldine. Non si tratta solo di spam, cioè di unassillante
massa di posta indesiderata, ma anche di varie altre forme di
fastidiosa e pericolosa invasività, compresi i trucchi e le trappole
nei siti web. Il mondo delle imprese e i sistemi di "informazione dominante"
hanno, per troppi anni, ignorato o sottovalutato il problema. Il risultato
è che oggi le imprese oneste faticano a distinguersi dalla massa
preponderante dei truffatori e dei pataccari. Con enorme e imperdonabile
ritardo si comincia a capire che i guasti sono gravi, ma non si sono ancora
trovati rimedi efficaci. È difficile e fastidioso muoversi in un
ambiente così inquinato. E questo è un altro evidente motivo
di diffidenza e perplessità. Per fortuna si può operare efficacemente
in rete senza bombardamenti indiscriminati di posta elettronica, senza trucchi,
senza aggressività inutili e fastidiose. E quando, comportandosi
con correttezza, attenzione e rispetto, si costruisce un capitale di relazioni
umane e di fiducia, ci si trova in una posizione di forte vantaggio.
- Uno dei concetti che sembra sfuggire alle PMI è quello relativo
ai contenuti da pubblicare nel loro sito. Cè un modo per far
percepire questo valore?
Il problema dei contenuti è serio per tutti, non solo per le "piccole
e medie imprese". Anche in questo senso si è sbagliato molto,
badando più alle apparenze che ai contenuti. Il problema, alla base,
è meno complesso di come può sembrare. Perché non è
necessario, né consigliabile, "fabbricare" contenuti irrilevanti
o poco attinenti alla specifica attività dellimpresa. I contenuti
fondamentali sono quelli che limpresa conosce bene, perché
sono la sostanza del suo essere e agire. I suoi prodotti, i sui servizi,
le sue relazioni, i suoi punti di qualità e superiorità. La
bizzarra idea che ogni sito debba essere un "portale", cioè
una specie di enciclopedia, o che ogni impresa debba attrarre un pubblico
indiscriminato con contenuti generici, è uno dei motivi dei molteplici
fallimenti e della disorientante confusione che cè in rete.
Un sito web, come ogni attività online, è in continua evoluzione.
Può nascere con una quantità limitata di contenuti, precisamente
attinenti allattività e alle priorità dellimpresa,
per poi crescere gradualmente in base allesperienza concreta. La base
è costituita da un patrimonio di contenuti che limpresa ha
già, e che non è molto difficile adattare alle particolari
esigenze della comunicazione online. Limportante è non avere
fretta, non tentare di fare "troppo e subito".
- Quali sono i suggerimenti che darebbe a un'impresa intenzionata a fare
business sullinternet?
Quelli cui ho dedicato un intero libro, La
coltivazione dellinternet, uscito nel 2001, ma più che
mai di attualità. Chi non vuole leggerne le 320 pagine può
trovare un piccolo riassunto online: Le
imprese e linternet. In sintesi, ogni impresa deve proporsi in
modo il più possibile diverso dalle altre. Valorizzare le sue caratteristiche,
i suoi punti di forza, la sua "unicità". È bene
partire innanzitutto dalle esigenze specifiche dellimpresa, dal suo
patrimonio di esperienze, dal suo sistema di relazioni. Non tentare di fare
"tutto subito", ma costruire gradualmente. Se questo metodo è
corretto e utile in tutte le cose, nel caso delle attività online
trova una favorevole possibilità di applicazione, per lintrinseca
flessibilità della rete e la continua verificabilità di tutto
ciò che si fa in rete.
- Ci sono ancora nellinternet nicchie di mercato interessanti per
le PMI?
Credo che le possibilità siano, in gran parte, ancora da scoprire.
Per tutte le imprese il concetto di mercato può essere ridefinito
in modo non solo sostanzialmente corretto, ma anche concretamente vantaggioso.
Se è vero che ogni impresa può tracciare la mappa del "suo"
mercato, di cui determina le caratteristiche, lo è ancora di più
per quelle fortemente specializzate, e per la maggior parte delle "piccole
e medie imprese". Secondo una recente statistica dellUnione Europea
il 76 % delle imprese italiane ha una connessione alla rete. Non è
una penetrazione così altra come quella dei paesi scandinavi (oltre
il 90 %), ma è poco al di sotto della media nellUnione Europea
(79 %), e tende a crescere. Benché lesattezza di quelle statistiche
sia discutibile, è ragionevole pensare che più di due terzi
delle PMI italiane stiano già usando linternet. Ma ciò
non significa che lo stiano facendo in modo efficace e concretamente adatto
alle loro esigenze. Il problema, come sempre, non è di quantità,
ma di qualità.
- Qual è il profilo dell'imprenditore di successo in rete?
Quello dellimprenditore di successo in generale. Non sto cercando
di cavarmela con una battuta. È sostanzialmente vero che le basi
per il successo in rete sono le stesse su cui si fonda ogni efficace gestione.
Linternet non è "un mondo a parte". È un sistema
di strumenti il cui uso è tanto più efficace quanto meglio
si integra con le altre attività dellimpresa. Nellattività
online hanno particolare rilievo alcuni valori che fanno parte del patrimonio
storico delle imprese italiane, specialmente delle PMI. Fantasia, immaginazione,
flessibilità, cultura di servizio e attenzione ai rapporti umani.
La riscoperta di quei valori potrebbe essere uno dei più importanti
strumenti per uscire dalla situazione difficile in cui ci troviamo.
- Se dovesse fare un sito come sceglierebbe una web agency?
Prima di scegliere una struttura professionale per la realizzazione di un
sito web è meglio aver definito quali sono gli obiettivi specifici
dellimpresa e con quale processo intende realizzarli online. Non sempre
un sito web è necessario, non sempre è lelemento più
importante, quasi mai è utile averlo se non è parte di un
più esteso sistema di attività in rete e se non è coerente
e sinergico con le altre attività dellimpresa. Quando, dopo
aver definito le necessarie premesse, si arriva alla scelta della web agency,
è importante badare alla sintonia, cioè capire quale organizzazione
è in grado di percepire e interpretare meglio le esigenze e la cultura
dellimpresa. Occorre dare indicazioni precise sugli obiettivi da raggiungere,
sulle risorse disponibili, su quali funzioni allinterno dellimpresa
devono essere coinvolte e qual è il processo di verifica e di decisione.
È meglio evitare soluzioni standardizzate, eccessi di apparenza e
cosmetica rispetto a unefficace gestione dei contenuti, per cercare
risorse capaci di costruire un sito (cioè una presenza continuativa
e in costante evoluzione) che sia precisamente "tagliato su misura".
Per ulteriori informazioni sull'argomento: http://www.gandalf.it
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Per ulteriori
informazioni o chiarimenti
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