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TRADIZIONI GASTRONOMICHE
Bontà da tramandare
La cultura e la tradizione gastronomica frusinate è di elevato valore e negli ultimi tempi è forte, tra gli operatori del settore, il desiderio di recupero e tutela del patrimonio di antichi sapori e aromi, con l'obiettivo di mantenere vive le tradizioni del passato.

Molti i piatti, gli alimenti e le usanze proprie della Ciociaria, una regione che deve il suo nome alle ciocie, le caratteristiche calzature di antichissima origine fatte da un pezzo di cuoio rettangolare poco più grande della pianta del piede, intorno alla quale è rialzato per mezzo di spaghi che passano nei buchi degli orli e s'intrecciano sulla parte inferiore della gamba avvolta da una pezza di tela bianca.

La cucina è molto legata alle attività tradizionali dei suoi abitanti: i piatti più famosi sono i «maccaruni», conditi con rigaglie di pollo al sugo, la «provatura fritta», una sorta di mozzarella fritta il cui nome deriva da prova, cioè l'assaggio del cacio fatto dai casari per controllarne la filatura della pasta, il «pancotto», minestra fatta con pane raffermo presente in tutta la cucina contadina del centro-sud del nostro paese con molte varianti. Dalla Ciociaria proviene anche un'altra minestra "povera", che peraltro viene ora rivalutata anche nei ristoranti più "in", la «zuppa di fagioli e cipolle» i cui ingredienti, fagioli e cipolle in ugual misura e un po' di pancetta (sale, pepe e, alla fine, un filo d'olio crudo) sono da sempre presenti nella cucina tradizionale locale.
E visto che nelle campagne della Ciociaria l'allevamento di ovini è molto praticato, ricordiamo, tra i vari piatti a base di carne, l'«agnellone garofolato», cotto in tegame steccato con vari odori e lardo; l'«agnello brodettato», cotto in tegame con prosciutto crudo, erbe aromatiche e vino bianco e arricchito da una salsina fatta con tuorli d'uovo, prezzemolo, maggiorana e succo di limone; e quello «alla cacciatora», che prevede le acciughe ma non il pomodoro. Da non dimenticare le «coppiette ciociare», che ai tempi del poeta Gioacchino Belli erano di carne di cavallo essiccata e che oggi sono soprattutto di carne suina. Sono strisce di coscia di maiale tagliate con speciali lame, condite con sale e spezie naturali, quindi infilzate con spaghi di canapa e messe a stagionare, l'una separata dall'altra per circa sessanta giorni, così dette perché vengono vendute a due a due. Si mangiano prima, dopo o anche lontano dai pasti, innaffiate dal rosso Cesanese del Piglio o da vini più importanti.
Non mancano naturalmente i piatti derivanti dal quinto quarto, da quelle parti dell'animale che altrove sono considerate di scarto come le budelline, le rigaglie ecc. che consentono di preparare piatti "storici" come ad esempio la «pajata».
Fra i prodotti derivanti dai suini ricordiamo il prosciutto di Guarcino, famoso perché molto saporito (forse perché la mistura aromatizzante prevede vino rosso di buona struttura unito a spezie, peperoncino e sugna...).
Fiorente in questa zona è l'allevamento dei bovini che forniscono il latte vaccino; gli animali sono soprattutto bufali con il cui latte si produce la notissima mozzarella, protetta da una denominazione di origine che si estende fino a Paestum.
Ma anche gli ovini forniscono in questa terra le loro specialità come ad esempio il «pecorino affumicato», prodotto soprattutto a Guarcino e Vico, comuni ciociari di antica vocazione agricola. Il latte rigorosamente ovino viene riscaldato e arricchito di caglio come il pecorino tradizionale, dal quale si differenzia per la forma leggermente più tonda, il colore bianco molto opaco e il caratteristico sapore, aromatico e decisamente sapido; vi è poi il «pecorino ciociaro», quello che i pastori da sempre producono per se stessi o su commissione delle famiglie non dedite all'allevamento. La stagionatura è di regola più breve rispetto a quella del pecorino tradizionale, non più di due mesi, il sapore è di conseguenza più aromatico e leggero, il colore giallo paglierino.
Nei dolci infine domina la ricotta: ottimo sono il «budino alla ricotta» insaporito con limone, cannella, rhum, scorza d'arancia e cedro canditi e la «crostata di ricotta» arricchita con canditi di cedro e arancia, uova, zucchero, uva passa, e vari liquori (come l'Aurum, lo Strega e il Mistrà).

Dove gustare questa cucina tipica? Eccovi qualche indirizzo: Dal Patricano, Al Poggio di Casalucense, La Taverna del Barone, Le Du' Casette, Casa Massimi Berucci,... e buon appetito!


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